Le opere di Fiorenzo Vaccaretti non vanno solo osservate, vanno lette come autentiche poesie. Il tratto delicato, lo studio degli accostamenti cromatici, dei punti luce e della composizione permettono di assaporare tanto il risultato finale quanto l’impressione da cui scaturisce il tutto. Luci e ombre a Rialto emerge così per l’arcobaleno che si adagia sul canale, per la distensione romantica che attraversa il cielo e per quella pace sonnacchiosa e assolata che bacia le pareti dei palazzi. Un omaggio lirico a uno dei maggiori simboli che rendono Venezia un’opera d’arte.

Salvo Nugnes

Bassano 2019

Le vedute di Fiorenzo Vaccaretti comprendono l’infinito e tutte le sue sfumature. Dai suoi acquarelli si percepisce quella fragranza del grano smosso dal vento sulle colline toscane, l’apparente calma che connota Venezia e il suo circondario. La poesia del tramonto in Toscana, così come L’isola di San Giorgio verso sera si strutturano sull’antica tradizione paesaggistica italiana per poi lasciare ampio spazio a una ricerca cromatica brillante, che si rivela con la forza pervasiva della poesia.

                                                                               

Salvo Nugnes

Bassano 2018

Entra negli acquerelli di Fiorenzo Vaccaretti una natura silenziosa, ripresa nei suoi paesaggi estesi, dai lunghi orizzonti e dall’immenso cielo. Li dipinge su una carta dalla filigrana robusta, che alimenta un lieve sommovimento della veduta dove il colore e poche gocce d’acqua in fusione con l’emozione dilatano una luce morbida sui panorami e nelle vibrazioni dell’atmosfera.

Il paesaggio è il luogo dell’estensione dello sguardo verso campi arati, gruppi di cespugli, slanci degli alberi, le curve morbide dei colli, l’acqua dei torrenti che saltella e quella distesa dei laghi: nel chiarore cromatico avviene una sospensione temporale, da ora panica.

Maria Lucia Ferraguti

Vicenza 2018

Fiorenzo Vaccaretti, pittore e decoratore originario di Chiampo che dipinge dal 1973, aspira a inserirsi nella tradizione veneta caratterizzata da poco disegno preparatorio, una ridotta gamma cromatica, niente chiaroscuro, una pittura che respira l’anima del paesaggio, dove anche le nubi si gonfiano di vento e appaiono colorate. Ma si distingue per una scelta personale che esclude nei suoi quadri la presenza dell’uomo: la natura assolve interamente alla funzione rappresentativa con i suoi elementi costitutivi che sono le terre, le acque, la vegetazione, il cielo.

Così si crea un clima di dolcezza, atemporale e metafisico. I soggetti preferiti si richiamano a un Veneto “minore”, fatto di boschi, prati, ponti, barche, piccole chiese e case coloniche, che rispecchiano lo splendore e il fascino della nostra regione, veri e propri luoghi dell’anima, intimamente legati alle esperienze della sua vita e al suo pellegrinare in cerca di nuove oasi. Qui, nell’incontro tra cielo e acqua, si scatena un tripudio di luci e di colori.

Renzo Zoia

Noventa 2017

L’artista trattiene come in un unico abbraccio ciò che lo affascina o lo colpisce, trasferendo e fissando sul foglio, per sempre, gli attimi di emozionanti tramonti in cui i toni autunnali si accendono di bagliori carichi di arancioni e di gialli, oppure il paesaggio ci appare nei lunghi tagli prospettici e nelle larghe inquadrature che sapientemente ripropongono la tranquilla orizzontalità della laguna veneta, così cara al pittore, colta nei vividi bagliori del tramonto o nelle azzurre rassicuranti marine solcate dal volo di uno stormo di anatre selvatiche.

Possiamo ben cogliere in queste sue pitture l’osservazione attenta della luce esaltata dalla capacità di trasmettere i valori atmosferici in cui anche le nuvole sono spesso colorate, e portano l’artista alla creazione di opere caratterizzate da una luminosità diffusa e rasserenante presente anche nei suoi dipinti ad olio dove un sapiente susseguirsi di effetti cromatici, conferisce un equilibrato risalto a tutti gli elementi della composizione che mantengono ancora presenti delicate trasparenze e l’efficace digradare cromatico delle prospettive.

Il piacere della pittura nel lavoro di Fiorenzo Vaccaretti fa nascere opere luminose, suggestive e coinvolgenti, quasi appaganti come abbraccio capace di donare soddisfazione e serenità. Attraverso la visione delle sue pitture possiamo provare anche noi lo stesso piacere e assaporare le stesse emozioni capaci di traspondersi nel nostro animo facendoci vivere pienamente la gioia della contemplazione dell’opera d’arte.

Secondo Pillan

Quinto Vicentino 2007

La padronanza della figura, la ricerca della perfezione formale, si realizzano con lo studio accurato dei particolari; la sicurezza nell’ esprimere le proporzioni e la prospettiva sono forse queste le caratteristiche più evidenti di Fiorenzo Vaccaretti. La ricerca dell’effetto della luce, sempre delicatamente presente nelle sue vedute, le caratterizza, affidandogli un ruolo di primo piano tra gli acquerellisti.

Il tratto di Fiorenzo è sicuro e delicato, spazia con sicurezza cromatica restituendo ai soggetti rappresentati una soave poesia che si conchiude nel modo garbato e gentile del suo gesto pittorico. Gli fa onore il candore con cui affida al pennello la rappresentazione di un mondo che si riconosce nella coerenza di un microcosmo locale, senza retorica, senza falsa nostalgia. Tutto sembra emanare il profumo delle stagioni, il profumo della vita, un profumo mai perduto. Con questa gentilezza egli esprime la sua anima da artista, l’anima di un uomo che ha sollecitudine per un mondo che coglie con un pizzico d’estasi e di riconoscenza.

Pier Antonio Trattenero

Arzignano 2007

Pittore sensibilissimo alla natura, osservatore partecipe della vita vegetale, Fiorenzo Vaccaretti ha trovato in Durlo, antico e suggestivo villaggio dell’alta Valchiampo, il suo luogo prediletto. Il luogo del riposo, della meditazione, dell’ascolto, della pittura. Del resto, anche le orchidee, i ciclamini, le genziane allignano di preferenza in luoghi ameni e incontaminati. Vaccaretti è diventato un esperto di immagini di Durlo. Dall’assidua frequentazione e dalle lunghe passeggiate nasce dunque il suo lavoro.

Fernando Zampiva

Arzignano 2004

Sostare davanti ai dipinti di Fiorenzo Vaccaretti è vivere momenti di intensa gioia spirituale, è provare sensazioni di spazi e di silenzi infiniti, di profonda nostalgia per una realtà di cui non sempre siamo capaci di cogliere l’intima essenza. La ragione di ciò sta nel fatto che ci troviamo di fronte a un tipo di pittura dal linguaggio segnico trasparente, satura di luce e di aria, lontano da ansie tormentose di esperienze e di tecniche innovatrici. Non poteva essere altrimenti dato il carattere idilliaco e contemplativo dell’artista, così come non poteva essere diversa la tecnica con cui egli ama esprimersi, cioè l’acquerello. 

 

Paolo Dal Maso

Chiampo 1999

Più d’ogni altro, il nostro è il tempo delle inquietudini e delle crisi, delle negazioni e dei ritorni, della fuga nelle libere invenzioni della più rigorosa astrazione e del ritorno alla nostalgia della realtà, del mondo delle concretezze: un ritorno ora stupito, ora risentito, ora coordinato, ora spezzato e di nuovo liberamente ricomposto; e poi ancora creduto evanescente, lieve e quasi inafferrabile come un sogno, ovvero immobilizzato con tutto il peso e lo spessore di una concretezza che sa di materia, di elemento ancorato alla terra e a tutte le leggi delle realtà fisiche alle quali anche l’uomo appartiene.

Fiorenzo Vaccaretti ha scelto da tempo oramai, restando ad essa fedele, una poetica naturalistica, di un naturalismo non analitico ma inteso come clima, come fonte primaria e come materia sensibile alla trascrizione dei moti silenziosi dell’evocazione. I suoi acquerelli restituiscono un’immagine serena dell’esistente, tanto serena che l’uomo può contemplarla, può provare ancora una volta emozione scoprendo che la luce dei cieli si posa sullo spazio, rivela la sua diversa intensità e la sua energia variamente riflessa ovvero rifratta fino alla sua estenuazione.

Salvatore Maugeri

Arzignano 1987

Frequentare Fiorenzo Vaccaretti, per me, è stato conoscere un uomo dedito con sereno altruismo all’accrescimento culturale del proprio paese. Generoso e disponibile, in casa come sul lavoro, e specialmente nella meritoria ‘impresa’ dei corsi artistici comunali, dei quali egli è animatore e sostegno, punto di riferimento sicuro, anche se non sempre palese.

Un uomo così limpido non può che scegliere la pittura ad acquerello: pittura senza infingimenti e senza ripensamenti, tecnicamente tra le più difficili perché non permette indecisioni né correzioni, essa richiede molta esperienza e mano sicura e sono più i fogli gettati di quelli riusciti e conservati. L’esecuzione di Fiorenzo è sempre pulita e accurata, con risultati lodevoli.

Vico Calabrò

Chiampo 1987

Fiorenzo Vaccaretti, inseguendo l’esempio della tradizione veneta, nel tenue e nel ricordo della memoria affidata al colore, ci dà motivo d’osservare paesaggi plastici.

Carlo Franza

Milano 1982